Free-to-play" è ormai un'espressione d'uso comune ma i giocatori che frequentano il mondo degli MMO guardano con disprezzo i giochi "casual" mentre i grossi publisher occidentali non si sono ancora resi conto della portata di questa febbre collettiva. Eppure decine di piccole aziende stanno facendo un sacco di soldi con MMO free-to-play per PC a base di microtransazioni. Come mai console come Xbox 360 e PlayStation 3, entrambe provviste di sistemi per la distribuzione digitale e le microtransazioni, non sono della partita?
Come al solito, è solo una questione di soldi. Min Kim, vicepresidente della filiale statunitense dello sviluppatore/publisher Nexon (Maple Story), individua nell'infrastruttura di rete delle console uno degli ostacoli più grandi da superare. "Questi sistemi non sono stati progettati per offrire un servizio di questo tipo, sono stati fatti per il download di giochi", asserisce Kim. Qualsiasi titolo la cui esistenza dipende da un flusso continuo di entrate, free-to-play o previo abbonamento, deve offrire nuovi contenuti a intervalli periodici. Senza novità, i giocatori passano presto ad altro.
Lo spazio limitato nell'hard drive e la struttura centralizzata per la distribuzione di patch e aggiornamenti rendono Xbox 360 e Playstation piattaforme assai meno convenienti per i prodotti di Nexon. "Cerchiamo di far entrare nel gioco quante più persone possibile, ma poi solo una frazione piccolissima di questa utenza ci fa guadagnare soldi", dice Kim. Chi pagherà la banda utilizzata per milioni di download di parecchi giga di dati, molti dei quali non faranno mai entrare in cassa un solo dollaro?
Jon Bellis, Product Manager del publisher cinese che ha prodotto Perfect World International, mette sotto accusa proprio la questione della spartizione
dei profitti: "Microsoft e Sony vogliono una fetta della torta e la vogliono bella grossa." Le piccole aziende che sviluppano la maggior parte dei titoli free-to-play vivono con esigui margini di profitto e la percentuale che verrebbe tolta da ogni transazione effettuata tramite XBLA o PSN, pari al 50-60%, secondo Bellis le costringerebbe a ritirarsi dal mercato.
Tra le console e un futuro fatto di MMO free-to-play si frappongono inoltre diversi altri problemi di minore entità: insegnare agli sviluppatori orientali fissati con il PC a lavorare sulle console, adattare la struttura dei MMO alla predilezione degli americani per i combattimenti PvE e realizzare sistemi di comunicazione migliori. Queste rogne possono essere però facilmente risolte con un sapiente lavoro di design e di sviluppo; in confronto ai problemi legati agli interessi economici e alle infrastrutture, sono praticamente inesistenti.
XBLA e PSN hanno alimentato una ripresa dello sviluppo di giochi indipendenti a basso costo e le idee audaci e innovative introdotte in questi titoli sono state molto apprezzate dai giocatori. L'universo PC (soprattutto in Asia) viaggia su questo treno ormai da molti anni. È vergognoso che il lato venale dell'industria videoludica abbia precluso ai fruitori di giochi su console l'accesso a questa ricca sorgente di intrattenimento elettronico. Il successo economico ottenuto dai titoli free-to-play su entrambe le sponde del Pacifico, però, potrebbe far cambiare molto presto questo stato di cose. "Microsoft e Sony non smettono mai di sfidarsi, ogni anno si fronteggiano all'E3 e cercano sempre di primeggiare sull'altro", dice Bellis. "Se uno di loro si decidesse a spalancare le porte ai giochi free-to-play, sono sicuro che di lì a poco assisteremmo a una battaglia tra console a colpi di MMORPG free-to-play."